COLON-VAGINOPLASTICA
In Italia, la colon-vaginoplastica non è considerata la prima scelta per creare una neovagina. La tecnica più utilizzata è la vaginoplastica penoscrotale, perché è più sicura, essendo associata a un rischio minore di complicanze.
La colon-vaginoplastica utilizza una porzione di intestino per costruire la neovagina e viene presa in considerazione in situazioni specifiche:
• Come intervento iniziale in casi molto selezionati, ad esempio quando la pelle del pene e dello scroto non è sufficiente per eseguire la tecnica penoscrotale.
• Come intervento di revisione se la neovagina creata con tecnica penoscrotale si restringe e l’ampliamento con lembo peritoneale non risulta sufficiente.
Questo intervento non è raccomandato nelle persone che hanno avuto precedenti interventi addominali importanti, radioterapia, tumori intestinali o malattie infiammatorie dell’intestino, come il morbo di Crohn.
Descrizione dell’intervento
L’intervento consiste nell’utilizzare un segmento di intestino per creare la neovagina. Nella maggior parte dei casi viene utilizzato il sigma, cioè la parte di intestino immediatamente sopra il retto, perché ha una buona ampiezza, un’adeguata vascolarizzazione ed è anatomicamente vicino al perineo. Solo raramente si ricorre ad altri tratti di colon o di intestino tenue.
L’operazione viene eseguita in laparoscopia, in collaborazione con i chirurghi generali. Attraverso piccole incisioni sull’addome si inseriscono i trocar, cioè porte che permettono di accedere alla cavità addominale. L’addome viene poi gonfiato con un gas per creare lo spazio necessario a lavorare in sicurezza.
Si procede quindi a isolare il segmento di intestino scelto insieme ai suoi vasi sanguigni, che ne garantiscono la vitalità. Il segmento viene separato dal resto dell’intestino e portato fino al perineo, mantenendo intatta la sua vascolarizzazione, e fissato internamente all’osso sacro per ridurre il rischio di prolasso. Le due estremità dell’intestino rimaste vengono poi ricollegate tra loro per ristabilire la continuità intestinale (anastomosi intestinale).
A livello del perineo vengono eseguiti tutti i passaggi già descritti nella vaginoplastica penoscrotale: rimozione dei testicoli, creazione della neovulva e preparazione dello spazio tra retto e uretra/prostata dove verrà posizionato il segmento intestinale. La parte più profonda del segmento viene chiusa per formare la cupola della neovagina, mentre la parte più superficiale viene suturata al perineo per creare l’introito.
Al termine dell’operazione i trocar vengono rimossi e le piccole incisioni addominali vengono suturate. La persona avrà un catetere vescicale per i primi giorni e una medicazione compressiva sulla neovulva per ridurre il rischio di ematomi e gonfiore.
Durata e anestesia
Degenza
La degenza media è di 7–8 giorni, salvo complicanze. Nei primi giorni la persona rimane a letto con il catetere e le medicazioni, ricevendo terapia antibiotica endovenosa e profilassi antitrombotica.
Un aspetto molto importante è la ripresa della funzione intestinale. Finché non si verifica il passaggio di gas e feci, non è possibile iniziare ad alimentarsi. La ripresa dell’alimentazione avviene quindi in modo graduale, iniziando con liquidi e proseguendo lentamente, per ridurre il rischio di complicanze intestinali.
Nei giorni successivi vengono rimossi il catetere e le medicazioni e la persona inizia a mobilizzarsi. Prima della dimissione viene spiegato come eseguire correttamente i lavaggi della neovagina a domicilio.
Controlli post-operatori
Complicanze
Oltre alle complicanze già descritte per la vaginoplastica penoscrotale, la colon-vaginoplastica può comportare:
• Lesioni dell’intestino o di altri organi addominali durante l’intervento, con gravità e trattamenti variabili.
• Complicanze intestinali precoci, come ileo paralitico, perdita di continuità intestinale con rischio di peritonite, riduzione della vascolarizzazione del segmento intestinale e necrosi. Si tratta di complicanze potenzialmente molto gravi che possono richiedere interventi urgenti.
• Complicanze intestinali tardive, in particolare infiammazione della neovagina (colite), che può manifestarsi con dolore addominale, secrezioni abbondanti, sanguinamento e cattivo odore. In alcuni casi è sufficiente una terapia farmacologica, mentre nei casi più severi può rendersi necessaria la rimozione della neovagina.
Vantaggi e svantaggi rispetto alla vaginoplastica penoscrotale
Rispetto alla tecnica penoscrotale, la colon-vaginoplastica presenta:
• Vantaggi: una neovagina spesso più lunga, perché meno limitata nelle dimensioni dall’anatomia di partenza; un certo grado di lubrificazione dovuto alla produzione di muco da parte del colon; un rischio minore di stenosi, anche se il restringimento può comunque verificarsi, soprattutto a livello dell’introito; la necessità di eseguire le dilatazioni meno frequentemente.
• Svantaggi: un rischio di complicanze aggiuntive, talvolta anche molto severe; possibili perdite di muco abbondanti, talvolta associate a cattivo odore.
