VAGINOPLASTICA PENOSCROTALE
Esistono varie tecniche per eseguire la vaginoplastica penoscrotale. Qui descriviamo una tecnica standard, che può essere adattata in base all’anatomia e alle esigenze della persona.
Descrizione dell’intervento
L’intervento viene eseguito in posizione ginecologica, con le cosce sollevate e divaricate, e si articola in più fasi.
Si procede innanzitutto con l’orchiectomia bilaterale, isolando i testicoli e i relativi funicoli spermatici, che vengono legati e sezionati a livello dell’anello inguinale esterno.
Successivamente si crea lo spazio per la neovagina, realizzando una cavità tra il retto, inferiormente, e l’uretra con la prostata, superiormente. Lo spazio viene scavato fino al limite anatomico della persona, senza superare la vescica. In genere, la lunghezza ottenuta va dagli 10 ai 15 cm. La prostata non viene rimossa.
Si separano quindi i componenti del pene: i corpi cavernosi, che vengono rimossi completamente o lasciando una piccola porzione in profondità; il corpo spongioso contenente l’uretra, sezionata per accorciarla in armonia con il genere femminile; il glande, preservato con i suoi vasi e nervi per costruire un neo-clitoride vascolarizzato e sensibile; e la pelle dell’asta del pene, che servirà a rivestire la neovagina o a formare le grandi labbra.
L’uretra accorciata viene aperta “a libro” per creare il vestibolo della vagina e il neo-meato uretrale, da cui defluisce l’urina. Il glande viene modellato a formare il neo-clitoride e le piccole labbra, fissate al vestibolo. A seconda della tecnica, il rivestimento della neovagina può provenire principalmente dalla pelle del pene o dello scroto, modellata con un dilatatore e inserita all’interno della cavità precedentemente creata.
Infine, le grandi labbra vengono realizzate con la pelle residua, divisa a metà per esporre al centro vestibolo, neo-meato, neo-clitoride e piccole labbra. L’intervento si conclude con tutte le suture necessarie per fissare questi elementi, solitamente con fili riassorbibili.
Al termine, la persona avrà un catetere vescicale per espellere l’urina nei primi giorni post-operatori, garze o un conformatore all’interno della neovagina e una medicazione compressiva sulla neovulva per ridurre ematomi e gonfiore.
Se la persona desidera soltanto la vulvoplastica, l’intervento procede in modo simile a quanto descritto, con una differenza importante: viene creato uno spazio tra retto e uretra lungo 2-3 centimetri, rivestito con una piccola quantità di pelle dell’asta del pene. In questo modo si forma un introito neovaginale visibile dall’esterno, esteticamente conforme all’aspetto femminile, ma senza creare una vera e propria neovagina con profondità interna.
Durata e anestesia
Degenza
La degenza media è di 4–5 giorni, salvo complicanze. Nei primi giorni la persona deve restare a letto con catetere e medicazioni, ricevendo profilassi antitrombotica e antibiotica endovenosa. Negli ultimi giorni il catetere e la medicazione vengono rimossi, si inizia la mobilizzazione e vengono effettuate le prime dilatazioni della neovagina, da continuare al domicilio.
Controlli post-operatori
Complicanze
Le complicanze intraoperatorie possono includere sanguinamento (talvolta con necessità di trasfusioni), lesioni accidentali a nervi del glande, vie urinarie o retto (complicanza rara che può richiedere la creazione di una colostomia temporanea). Il posizionamento prolungato sul tavolo operatorio può provocare compressione nervosa agli arti inferiori, riducendo temporaneamente sensibilità o mobilità.
Nei primi giorni post-operatori possono comparire sanguinamento (spesso temporaneo, ma talvolta richiedente embolizzazione o revisione chirurgica), febbre o problemi di guarigione delle ferite, generalmente trattati in modo conservativo.
Successivamente, le possibili complicanze includono:
• Stenosi del meato uretrale, con riduzione o deviazione del flusso urinario, fino all’impossibilità di urinare
• Sintomi urinari irritativi, come bisogno frequente di urinare, difficoltà a trattenere le urine o, raramente, incontinenza
• Ridotta sensibilità o, più spesso, ipersensibilità del neo-clitoride, che può ridursi nel tempo
• Stenosi della neovagina, con accorciamento o riduzione della larghezza, soprattutto se non si segue correttamente il protocollo di dilatazioni
• Prolasso della neovagina, con fuoriuscita di parte della parete vaginale costruita
• Ricrescita di peli all’interno della neovagina, che possono provocare fastidio e irritazioni
• Inestetismi della vulva, che possono riguardare grandi e piccole labbra o il neo-clitoride (es. asimmetria, atrofia, ipertrofia)
• Fistole retto-vaginali, comunicazioni anomale molto rare tra queste strutture, spesso conseguenti a lesioni del retto durante l’intervento
Per approfondimenti, vedi Gestione delle complicanze.
Hontscharuk R, Alba B, Hamidian Jahromi A, Schechter L. Penile inversion vaginoplasty outcomes: Complications and satisfaction. Vol. 9, Andrology. 2021.
