METOIDOPLASTICA, VAGINECTOMIA E SCROTOPLASTICA

La metoidioplastica è un intervento scelto da circa il 30% delle persone che intraprendono un percorso di chirurgia di affermazione del genere maschile.

Si basa sul fatto che pene e clitoride hanno la stessa origine anatomica: grazie alla terapia ormonale, il clitoride aumenta di dimensioni e viene utilizzato per creare un piccolo pene (neofallo), generalmente lungo circa 4–5 cm. All’interno del neofallo viene costruita una nuova porzione di uretra che permette di urinare in piedi.

Rispetto alla falloplastica, è un intervento più semplice, con tempi chirurgici più brevi e, in generale, un minor rischio di complicanze. Viene eseguito insieme alla chiusura della vagina (vaginectomia) e alla creazione dello scroto (scrotoplastica). Se desiderato, in un secondo momento possono essere inserite le protesi testicolari.

La principale limitazione all’intervento è una crescita insufficiente del clitoride durante la terapia ormonale.

Descrizione dell’intervento

L’intervento si svolge con la persona in posizione ginecologica, con le gambe sollevate e divaricate, ed è composto da più fasi.

In una prima fase, il chirurgo preleva piccoli lembi di tessuto dalla parete anteriore della vagina e dalle piccole labbra, che vengono utilizzati per costruire la nuova uretra. Viene inserito un catetere nel meato uretrale nativo e, attorno ad esso, i lembi vengono modellati e suturati per creare un canale che arrivi fino alla punta del clitoride, dove verrà posizionata il nuovo meato urinario. Se necessario, si possono utilizzare anche altri lembi, ad esempio dalla parete vaginale posteriore.

Attenzione: In rari casi, i tessuti locali non sono sufficienti. In queste situazioni può essere prelevata della mucosa dall’interno della guancia, che viene poi unita agli altri tessuti per completare la ricostruzione. Quando si utilizza la mucosa della guancia, l’intervento viene eseguito in due tempi: nel primo tempo la mucosa viene integrata ai tessuti locali e l’uretra viene lasciata aperta per consentire una corretta guarigione; nel secondo tempo, dopo alcuni mesi e una volta verificata la buona cicatrizzazione, i tessuti vengono chiusi a tubo per completare la costruzione dell’uretra.

Una volta prelevati i lembi vaginali necessari per la costruzione dell’uretra, può essere eseguita la vaginectomia. Durante questa fase, viene iniettata una soluzione di adrenalina diluita sotto la mucosa vaginale. Successivamente, con un bisturi elettrico, si coagulano i tessuti di tutta la parete vaginale. La chiusura viene eseguita suturando la parete anteriore con quella posteriore, procedendo dalla parte più profonda fino all’introito vaginale.

Il clitoride viene poi isolato dai tessuti circostanti con grande attenzione, preservando i nervi e i vasi sanguigni. In alcuni casi si procede anche alla sezione del legamento sospensore per renderlo più esposto.

Se è presente un accumulo di grasso nella zona pubica che potrebbe ridurre la visibilità del neofallo, può essere eseguito una mini-addominoplastica con prelievo di cute e grasso sottocutaneo, per distendere la pelle ed esporre maggiormente il neofallo.

L’ultima fase dell’intervento prevede la ricostruzione della cute del neofallo con la cute circostante e la scrotoplastica. Il neoscroto viene creato utilizzando le grandi labbra, mantenendo il loro strato di grasso sottocutaneo per ottenere il giusto volume. Esistono diverse tecniche di scrotoplastica, che possono andare dalla semplice unione delle grandi labbra lungo la linea mediana, fino all’isolamento di lembi di cute e grasso configurati in modi diversi. La scelta della tecnica dipende principalmente dalla quantità di tessuto disponibile, ma in ogni caso l’obiettivo è sempre preservare una buona vascolarizzazione per favorire una buona guarigione.

Al termine dell’intervento sono presenti:
• un catetere uretrale
• un catetere sovrapubico (che esce dall’addome)
• un drenaggio per eliminare liquidi in eccesso
• medicazioni

Variante dell’intervento senza allungamento dell’uretra: Se la persona non desidera urinare in piedi, è possibile costruire il neofallo senza creare la nuova uretra al suo interno. Questa opzione rende l’intervento più breve e semplice e senza il rischio di complicanze urinarie. In questo caso, la persona continuerà a urinare dal meato originario, che rimarrà posizionato dietro al neoscroto.

Variante con posizionamento di protesi: è possibile, durante lo stesso intervento o in un intervento successivo, posizionare dei piccoli cilindri all’interno del neofallo, con lo scopo di renderlo più visibile ed esteriorizzato e facilitare la minzione in posizione eretta.

L’intervento dura circa 3 ore e viene eseguito in anestesia generale.

La degenza in ospedale dura in media 4–5 giorni, se non ci sono complicanze. Durante questo periodo vengono somministrati farmaci per prevenire infezioni e trombosi e si inizia gradualmente a muoversi. Il drenaggio viene generalmente rimosso dopo 3–4 giorni.

Alla dimissione, i cateteri restano in sede per permettere una corretta guarigione.

Nelle settimane successive sono previsti controlli ambulatoriali per monitorare la guarigione. Dopo circa 3 settimane viene rimosso il catetere uretrale e viene eseguita una cistografia, un esame che utilizza un mezzo di contrasto per verificare il corretto passaggio dell’urina nella nuova uretra.

Se non sono presenti problemi, viene rimosso anche il catetere sovrapubico; in caso contrario, viene mantenuto più a lungo fino a completa guarigione.

Le complicanze durante l’intervento sono rare, ma possono includere sanguinamento o lesioni accidentali ai nervi del clitoride, alle vie urinarie e al retto.

Nei primi giorni dopo l’intervento possono comparire sanguinamento, ematomi, febbre o difficoltà nella guarigione delle ferite, generalmente gestibili con terapia conservativa.

Nel periodo successivo all’intervento, le complicanze possono essere:
Complicanze urinarie: le più comuni. Possono manifestarsi come spandimenti di urina dalla nuova uretra, fistole (passaggi anomali di urina tra uretra e cute o tra uretra e vagina), o stenosi, cioè restringimenti dell’uretra, più frequentemente nel punto di connessione tra uretra originaria e uretra ricostruita.
Complicanze vaginali: riapertura della vagina, accumulo di liquidi al suo interno o fuoriuscita di liquidi dall’introito vaginale. Molto raramente possono formarsi fistole vagino-rettali, di solito a seguito di lesioni del retto durante l’intervento.
Inestetismi del neoscroto: possibili asimmetrie, volume ridotto o eccessivo, o alterazioni nella cicatrizzazione.

Per approfondimenti, vedi Gestione delle complicanze

Waterschoot M, Hoebeke P, Verla W, Spinoit AF, Waterloos M, Sinatti C, et al. Urethral Complications After Metoidioplasty for Genital Gender Affirming Surgery. Journal of Sexual Medicine. 2021;18(7). doi:10.1016/j.jsxm.2020.06.023

APPROFONDIMENTI

Cenni di anatomia genitale
Prima e dopo l’intervento
Gestione delle complicanze