PRIMA E DOPO L'INTERVENTO

La valutazione preoperatoria

La valutazione preoperatoria è un passaggio fondamentale prima di intraprendere un intervento di creazione del neofallo.

Durante questo momento, la persona discute con il chirurgo i propri desideri, obiettivi e aspettative. È un’occasione importante per chiarire cosa si vuole ottenere dall’intervento e comprendere quali risultati sono realisticamente raggiungibili.

Vengono analizzati la storia clinica e chirurgica, i dettagli dell’operazione e le possibili complicanze. In questa fase si considerano anche aspetti psicologici, medico-legali e ormonali essenziali per accedere alla chirurgia.

Viene inoltre eseguito un esame obiettivo generale e dei genitali esterni, per verificare la presenza di cicatrici, segni di infezione o infiammazione e valutare i tessuti disponibili per la creazione del neofallo.

Sulla base di questi elementi, si decide insieme al chirurgo quale intervento sia più adatto, scegliendo tra metoidoplastica e le diverse tecniche di falloplastica.

Fattori di rischio

I fattori di rischio sono elementi che non impediscono di per sé la chirurgia, ma possono aumentare il rischio di complicanze, allungare i tempi di guarigione e influenzare la soddisfazione dei risultati. Per questo motivo, vanno analizzati attentamente e, quando possibile, ottimizzati prima dell’operazione. Tra i principali ci sono:
• Diabete, soprattutto se non controllato
• Fumo di sigaretta
• Malattie cardiovascolari
• Sovrappeso o obesità
• Età avanzata associata ad altre patologie

Controindicazioni relative

Alcune condizioni cliniche o legate a precedenti interventi possono rendere l’operazione più difficile o richiedere modifiche significative. Tra le principali ci sono:
• Pregressa chirurgia o traumi nella zona in cui si vuole prelevare il lembo per la falloplastica
• Danni al midollo spinale con ridotta mobilità
• Disturbi psichiatrici non controllati o non stabilizzati dalla terapia
• Presenza di multipli fattori di rischio contemporaneamente, in particolare per la falloplastica
• Impossibilità di sottoporsi all’anestesia generale (valutata dagli anestesisti)

Una discussione approfondita con il chirurgo su questi aspetti e sui propri obiettivi è fondamentale per scegliere l’intervento più adatto. Insieme si possono valutare diverse opzioni, tra cui la metoidoplastica, la falloplastica addominale, con lembo di coscia, con lembo radiale o con lembo di gran dorsale.

La valutazione preoperatoria è fondamentale anche prima degli step successivi, quali la vaginectomia, la scrotoplastica, la glanduloplastica e l’impianto di protesi.

Scegliere tra metoidoplastica e le diverse tecniche di falloplastica rappresenta il primo passo fondamentale nel percorso di chirurgia di affermazione di genere maschile.

Un neofallo “ideale” dovrebbe avere alcune caratteristiche:

• Permettere di urinare in posizione eretta
• Consentire rapporti sessuali penetrativi (tramite l’impianto di una protesi)
• Essere esteticamente conforme al genere maschile
• Lasciare cicatrici minime sul corpo
• Nel caso di utilizzo di un lembo, permettere al sito donatore di mantenere una buona funzionalità

Purtroppo, le tecniche attualmente disponibili, pur essendo molto avanzate, difficilmente permettono di raggiungere tutti questi obiettivi contemporaneamente.

Per questo motivo è fondamentale individuare le proprie priorità e scegliere l’intervento più adatto alle proprie esigenze.

È importante anche considerare che la metoidoplastica richiede generalmente uno o due interventi per essere completata, mentre la falloplastica è un percorso più lungo, articolato in più fasi chirurgiche e con tempi complessivi più estesi.

Un altro aspetto da tenere presente riguarda le condizioni di salute: nelle persone con età avanzata, fragilità o più patologie associate, la falloplastica può non essere consigliata, a causa della maggiore complessità, del rischio più elevato di complicanze e della necessità di affrontare più interventi.

La scelta finale nasce sempre da un confronto approfondito con il chirurgo, che tiene conto della storia clinica, delle caratteristiche anatomiche e degli obiettivi personali.

Quali sono le caratteristiche principali delle varie tecniche?

Pezzoli M, Lo Re M, Pizziconi V, Falcone M, Preto M, Capece M, et al. International Delphi consensus on feminising genital surgery in assigned-male-at-birth individuals. BJU Int. 2026. doi:10.1111/bju.70196

Ottimizzazione dei fattori di rischio

Per ridurre il rischio di complicanze e migliorare le probabilità di un buon risultato, è importante intervenire sui fattori di rischio individuati durante la valutazione preoperatoria. Questo può significare, ad esempio, ottimizzare il controllo del diabete, sospendere il fumo e cercare di raggiungere un peso corporeo adeguato. Anche adottare uno stile di vita sano, con un’alimentazione equilibrata e un livello adeguato di attività fisica, può contribuire in modo significativo a una migliore guarigione.

Epilazione dei genitali

Prima della falloplastica può essere utile eseguire un’epilazione definitiva nella zona da cui verrà prelevato il lembo, soprattutto in presenza di peluria abbondante. Questa procedura è particolarmente raccomandata nel caso di falloplastica con lembo radiale associata alla creazione dell’uretra, per evitare la crescita di peli all’interno della neouretra. La presenza di peli in questa sede può infatti causare problemi come infiammazione, bruciore, infezioni e difficoltà nella minzione.
Per maggiori dettagli, consulta la sezione Epilazione definitiva

Terapia ormonale

In passato, la terapia ormonale veniva sospesa prima dell’intervento per ridurre il rischio di trombosi venosa. Studi più recenti hanno però dimostrato che la prosecuzione della terapia non sembra aumentare questo rischio e permette di evitare gli effetti negativi legati alla sospensione, come alterazioni dell’umore. Per questo motivo, molti centri oggi preferiscono non interromperla. Tuttavia, è fondamentale seguire sempre le indicazioni del proprio team medico, poiché non esiste ancora una raccomandazione universale condivisa.

La metoidoplastica e la falloplastica sono interventi chirurgici importanti e richiedono tempo per una corretta guarigione. È quindi normale che il corpo abbia bisogno di alcune settimane per recuperare, ed è fondamentale seguire con attenzione le indicazioni del medico.

Dolore

Dopo l’intervento è comune avvertire dolore nella zona operata. Nel caso della falloplastica, il dolore può essere più intenso e durare più a lungo, perché le cicatrici sono più estese e riguardano anche l’area da cui è stato prelevato il lembo. Una volta rientrati a casa, è importante seguire la terapia antidolorifica prescritta alla dimissione.

Nel primo mese è consigliato evitare sforzi fisici e attività sportiva, riprendendo gradualmente le normali attività solo dopo il via libera del medico. Con il passare delle settimane il dolore tende a diminuire progressivamente, fino a ridursi quasi completamente entro uno o due mesi.

Cura delle ferite

Nelle prime settimane dopo l’intervento è essenziale prendersi cura delle ferite in modo regolare. Le medicazioni devono essere eseguite ogni giorno seguendo le indicazioni fornite dal centro di riferimento, perché una corretta gestione è fondamentale per favorire una buona guarigione ed evitare complicazioni.

In genere, la cicatrizzazione completa e la caduta dei punti riassorbibili avvengono entro quattro-sei settimane dall’intervento.

Minzione dopo la rimozione del catetere

Dopo la rimozione del catetere vescicale è normale avvertire un lieve bruciore durante la minzione e avere lo stimolo di urinare più frequentemente. In caso di metoidoplastica o di allungamento uretrale nella falloplastica, può essere necessario un periodo di adattamento al nuovo modo di urinare.

Per favorire il benessere delle vie urinarie è importante mantenere una buona idratazione, bevendo circa due litri di acqua al giorno, e urinare con regolarità senza trattenere le urine troppo a lungo. Se il bruciore o la frequenza urinaria non migliorano nel tempo, è opportuno contattare il medico per valutare la necessità di eseguire un’urinocoltura ed escludere un’eventuale infezione.

Per molte persone, ottenere un aspetto dei genitali esterni coerente con il genere maschile rappresenta un obiettivo importante della chirurgia. Oggi esistono tecniche sempre più avanzate e diverse opzioni chirurgiche, che permettono di avvicinarsi a questo risultato. Tuttavia, è importante sapere che l’aspetto finale può ricordare quello dei genitali di una persona AMAB, ma non sarà necessariamente identico.

Gli studi scientifici disponibili sulla soddisfazione estetica non sono numerosi, ma quelli presenti riportano in generale percentuali elevate, spesso superiori al 90%, sia per la metoidoplastica sia per alcune tecniche di falloplastica, come quella radiale o addominale.

È fondamentale ricordare che il risultato finale può variare da persona a persona. L’anatomia individuale, eventuali fattori di rischio e il modo in cui il corpo cicatrizza influenzano in modo significativo l’aspetto estetico. Inoltre, è importante avere aspettative realistiche in quanto, rispetto ai genitali di una persona AMAB, è comune osservare:

• Dimensioni del neofallo variabili: più contenute nella metoidoplastica, mentre nella falloplastica possono essere nella media o anche superiori
• Nella falloplastica, differenze nella forma, nella proiezione, nella definizione e nel colore della cute, anche in base alla tecnica utilizzata
• Una certa asimmetria o piccole irregolarità legate alla cicatrizzazione dei tessuti
• Un neoscroto con dimensioni, forma e posizione diverse
• Una posizione del meato uretrale che può variare in base al tipo di intervento eseguito

Avere aspettative realistiche, ridurre per quanto possibile i fattori di rischio e prendersi cura con attenzione delle ferite sono elementi fondamentali per favorire un buon risultato estetico. Se l’aspetto finale non corrisponde alle proprie aspettative, è importante parlarne con il chirurgo: insieme si possono valutare eventuali soluzioni, che possono includere interventi correttivi o alternative non chirurgiche. Per approfondimenti, vedi Gestione delle complicanze

Alba B, Nolan IT, Weinstein B, O’Neill E, Fritsch A, Jacobs KM, et al. Gender-Affirming Phalloplasty: A Comprehensive Review. Journal of Clinical Medicine. 2024. doi:10.3390/jcm13195972
Bordas N, Stojanovic B, Bizic M, Szanto A, Djordjevic ML. Metoidioplasty: Surgical Options and Outcomes in 813 Cases. Front Endocrinol (Lausanne). 2021;12. doi:10.3389/fendo.2021.760284

La funzione urinaria dopo l’intervento può essere molto diversa a seconda della tecnica chirurgica utilizzata.

In caso di falloplastica o metoidoplastica senza allungamento uretrale, la persona continua a urinare dal proprio meato uretrale originario. In questi interventi le vie urinarie non vengono modificate: viene semplicemente posizionato un catetere vescicale temporaneo al termine degli interventi. Dopo la sua rimozione è possibile avvertire un lieve bruciore o fastidio, ma la modalità di urinare rimane invariata e si continua a urinare in posizione seduta.

Dopo metoidoplastica e falloplastica con allungamento uretrale, invece, il modo di urinare cambia in modo significativo. Prima di poter riprendere la minzione spontanea è necessario verificare, tramite un esame chiamato cistografia, che non siano presenti perdite di urina, fistole o restringimenti. Solo dopo questo controllo è possibile rimuovere i cateteri e iniziare a urinare autonomamente.

In questi casi, l’uretra viene allungata e la vescica deve adattarsi a una maggiore resistenza per permettere la fuoriuscita dell’urina. Inoltre, molte persone iniziano a urinare in piedi. Tutto questo richiede un periodo di adattamento.

Nelle prime settimane o mesi, il flusso urinario può essere meno diretto o più diffuso, e può essere necessario trovare una posizione adatta per urinare in modo confortevole. Si possono inoltre avvertire bruciore durante la minzione, un aumento della frequenza urinaria, una riduzione della forza del getto o la sensazione di impiegare più tempo per svuotare completamente la vescica.

Con il passare del tempo e con la guarigione dei tessuti, nella maggior parte dei casi si ottiene un flusso più regolare e ben direzionato, una buona capacità di trattenere le urine e una sensazione adeguata di svuotamento completo della vescica.

È comunque importante sapere che possono verificarsi complicanze, soprattutto nella falloplastica con allungamento uretrale, dove risultano relativamente frequenti. Tra le più comuni ci sono:

• restringimento dell’uretra, che può causare un flusso urinario debole o difficoltà a urinare
• infezioni urinarie ricorrenti
• fistole, cioè comunicazioni anomale tra uretra e tessuti circostanti, inclusa la cute e la vagina
• sintomi irritativi come bisogno di urinare spesso, urgenza o necessità di urinare anche durante la notte.

In presenza di questi sintomi è importante rivolgersi a uno specialista. Una valutazione urologica permette di individuare eventuali problemi e proporre il trattamento più adeguato.

Per approfondimenti, vedi Gestione delle complicanze

Blasdel G, Chen ML, Berli J, Dy G, Dugi D, Djordjevic M, et al. Outcomes Following Metoidioplasty and Phalloplasty Gender Affirming Surgery With Urethral Lengthening: A Modified Delphi Consensus Study. Urology. 2025;206. doi:10.1016/j.urology.2025.07.071

Nelle persone che scelgono la falloplastica, un ulteriore passaggio importante è la scelta della protesi peniena.

Come già descritto, esistono due principali tipologie: le protesi malleabili (semirigide) e le protesi gonfiabili (idrauliche). La scelta tra queste opzioni dipende da diversi fattori, tra cui la funzionalità desiderata, il rischio di complicanze, il grado di naturalezza, la manualità necessaria per utilizzarle e la disponibilità ad affrontare un periodo di apprendimento dopo l’intervento.

Nella tabella seguente vengono messi a confronto i principali aspetti di entrambe le tipologie di protesi, per aiutare a orientare la scelta.

Levy M, van der Sluis WB, van Abbema EL, Ronkes BL, van Moorselaar RJA, Bouman MB, et al. Hydraulic and malleable female-to-male penile implants after phalloplasty in transgender individuals: a retrospective cohort analysis. BJU Int. 2025. doi:10.1111/bju.16911

La protesi peniena gonfiabile richiede un periodo di apprendimento per capire come attivarla e disattivarla. La visita postoperatoria dopo circa sei settimane serve proprio a spiegarne il funzionamento. In seguito, è consigliato attivare la protesi almeno una volta al giorno, così da prendere confidenza e rendere l’uso sempre più semplice e automatico.

È meglio farlo in posizione seduta o leggermente reclinata, così da rilassarsi e raggiungere facilmente la pompa nel neoscroto.

Il meccanismo è semplice:

Gonfiaggio: il liquido contenuto nel serbatoio viene spinto attraverso i tubi dentro il cilindro, rendendo il neofallo rigido.
Sgonfiaggio: il liquido ritorna nel serbatoio, e il cilindro perde rigidità, tornando flaccido.

I componenti della pompa sono:

Pompa di gonfiaggio: inferiore, ovale e morbida, serve a gonfiare il cilindro.
Valvola di sgonfiaggio: superiore, più piccola e rigida, permette di sgonfiare il cilindro quando premuta.

Attivare la protesi (gonfiaggio)

1. Localizza la pompa di gonfiaggio nel neoscroto.
2. Con la mano non dominante tienila ferma.
3. Con la mano dominante premi più volte sulla pompa.

Ogni pressione fa arrivare liquido nel cilindro, che si gonfia progressivamente. Quando il cilindro è completamente gonfio, la pompa diventa dura e non si può premere ulteriormente.

Disattivare la protesi (sgonfiaggio)

1. Localizza la valvola di sgonfiaggio.
2. Premi la valvola con la mano dominante.
3. Con la mano non dominante esercita una leggera pressione sul cilindro per aiutare il liquido a tornare nel serbatoio.
4. Continua fino a quando il cilindro è completamente sgonfio.

Dopo i primi mesi dall’intervento, durante i quali i controlli sono più frequenti, in genere si consiglia una visita chirurgica di follow-up circa una volta all’anno. Questo controllo serve a verificare che i tessuti si mantengano in buone condizioni, che la funzione urinaria resti adeguata anche dopo eventuale allungamento dell’uretra e, nei casi in cui sia presente una protesi peniena, che questa funzioni correttamente. Se dovessero comparire sintomi o problemi come dolore, difficoltà nell’utilizzo della protesi, cambiamenti della minzione o altri disturbi, è importante anticipare la visita. È inoltre fondamentale proseguire con i controlli endocrinologici, per monitorare i livelli ormonali e assicurarsi che la terapia sia adeguata e ben bilanciata.

Nella maggior parte dei casi, prima della chirurgia ricostruttiva le persone hanno già rimosso utero e ovaie. Quando questi organi sono ancora presenti, è importante continuare a effettuare controlli ginecologici regolari, per verificarne lo stato di salute e prevenire eventuali patologie.

Uno studio recente suggerisce che l’utilizzo del testosterone non aumenti il rischio di tumori ginecologici rispetto alle persone AFAB che non lo assumono, anche se i dati disponibili sul lungo periodo sono ancora limitati. Per questo motivo, la prevenzione e lo screening rimangono fondamentali.

Vestering A, van Vugt WLJ, Berner AM, Snijders MLH, Heijer M den, Groenman FA, et al. Incidence of gynaecological (pre-)malignancies and endometrial activity in transmasculine and gender diverse individuals using testosterone: a retrospective, single-centre cohort study. EClinicalMedicine. 2025;84. doi:10.1016/j.eclinm.2025.103248