VAGINOPLASTICA CON LEMBO PERITONEALE
Attualmente in Italia la vaginoplastica con lembo peritoneale non è un intervento che viene proposto come prima scelta. La letteratura scientifica su questa tecnica è infatti ancora limitata, mentre esistono procedure come la vaginoplastica penoscrotale che sono molto efficaci e supportate da molti più studi.
Questo intervento può essere preso in considerazione in alcune situazioni specifiche, per esempio quando non è disponibile una quantità sufficiente di pelle dell’asta del pene o dello scroto e non è possibile utilizzare il colon per la creazione della neovagina.
L’utilizzo del lembo peritoneale si è invece affermato soprattutto come trattamento nei casi di stenosi della neovagina realizzata con tecnica penoscrotale. Questo intervento è indicato in particolare quando la parte medio-profonda della neovagina perde lunghezza o larghezza, diventando quindi più corta o più stretta.
Esistono però alcune controindicazioni: la presenza di estese aderenze addominali dovute a precedenti interventi chirurgici o radioterapia, oppure patologie infiammatorie che coinvolgono il peritoneo.
Descrizione dell’intervento
Il peritoneo è una membrana sottile che riveste gran parte degli organi addominali. Nelle persone assegnate maschio alla nascita (AMAB), il peritoneo riveste la parte posteriore della vescica e la parte anteriore del retto, formando tra questi due organi uno spazio naturale chiamato cavo di Douglas.
L’intervento viene oggi eseguito con l’assistenza di un robot chirurgico. Dopo aver praticato alcune piccole incisioni sull’addome, vengono inseriti i trocar, cioè delle porte che permettono agli strumenti chirurgici di entrare nella cavità addominale. L’addome viene poi gonfiato con un gas per creare lo spazio necessario a lavorare in sicurezza.
Le braccia del robot vengono quindi collegate ai trocar e, dopo aver verificato che non siano presenti aderenze importanti, il chirurgo raggiunge il cavo di Douglas. A questo punto vengono isolati due lembi di peritoneo: uno anteriore, che riveste la vescica, e uno posteriore, che riveste il retto, facendo molta attenzione a non danneggiare questi organi.
Nel frattempo, a livello del perineo vengono eseguiti i passaggi già previsti nella vaginoplastica penoscrotale, come la rimozione dei testicoli, la creazione della neovulva e la preparazione dello spazio tra retto e uretra/prostata.
La pelle disponibile dell’asta del pene viene modellata su un dilatatore per formare la parte superficiale della neovagina. Il dilatatore viene quindi inserito nella cavità creata, in modo da essere visibile dall’interno dell’addome. In seguito, i lembi anteriore e posteriore di peritoneo vengono suturati alla pelle dell’asta del pene per formare la porzione profonda della neovagina. I due lembi vengono inoltre suturati tra loro per creare la cupola della neovagina, sempre con il supporto del dilatatore che serve da guida per stabilire forma e profondità.
Al termine dell’intervento, i trocar vengono rimossi e le piccole incisioni addominali vengono suturate.
Dopo l’intervento la persona avrà un catetere vescicale, che permette l’eliminazione delle urine nei primi giorni, delle garze o un conformatore all’interno della neovagina e una medicazione compressiva sulla neovulva.
Durata e anestesia
Degenza
La degenza ospedaliera è generalmente di 5–6 giorni, salvo complicazioni. L’alimentazione viene di solito ripresa già il giorno successivo all’intervento. La mobilizzazione inizia generalmente tra il quarto e il quinto giorno post-operatorio.
Prima della dimissione vengono rimossi il catetere vescicale, la medicazione compressiva e le garze o il conformatore presenti nella neovagina. In questa fase iniziano anche le dilatazioni, che dovranno poi essere proseguite a domicilio.
Controlli post-operatori
Dopo circa 10 giorni viene eseguito il primo controllo ambulatoriale, durante il quale vengono rimossi i punti delle ferite addominali e vengono controllate le ferite perineali. Nei primi 1–2 mesi sono previste ulteriori visite ambulatoriali per verificare la guarigione delle ferite, la corretta esecuzione delle dilatazioni e l’assenza di complicanze precoci.
Complicanze
Oltre alle complicanze già descritte per la vaginoplastica penoscrotale, la vaginoplastica con lembo peritoneale comporta un rischio maggiore di lesioni degli organi addominali durante l’intervento, in particolare della vescica o dell’intestino. Queste complicanze vengono trattate durante l’intervento stesso, ma in alcuni casi possono portare successivamente alla fuoriuscita di urine o feci nella cavità addominale oppure alla formazione di fistole, cioè comunicazioni anomale tra organi.
È importante ricordare che anche dopo questo tipo di intervento può svilupparsi una stenosi della neovagina. Per questo motivo è fondamentale seguire con attenzione il protocollo di dilatazioni indicato alla dimissione.
Vantaggi e svantaggi rispetto alla vaginoplastica penoscrotale
Rispetto alla tecnica penoscrotale, la vaginoplastica peritoneale presenta:
• Vantaggi: una neovagina spesso più lunga, in base alla quantità di peritoneo che può essere utilizzata.
• Svantaggi: un rischio di complicanze aggiuntive, talvolta anche molto severe, e una minore esperienza clinica disponibile, con una letteratura scientifica ancora limitata.
