LA GLANDULOPLASTICA

Dopo la falloplastica, il neofallo appare inizialmente come un cilindro uniforme di cute, senza una distinzione evidente tra il corpo e la punta.

La glanduloplastica è un intervento che ha lo scopo di creare questa distinzione simulando l’aspetto del pene, in cui il limite tra l’asta e il glande è ben definito.

Nel pene di una persona AMAB, infatti, sono presenti due elementi anatomici: il solco balano-prepuziale, che separa il glande dall’asta, e la corona del glande, ovvero il rilievo presente alla base del glande. La glanduloplastica cerca di riprodurre queste strutture dal punto di vista estetico.

Si tratta quindi di un intervento con finalità esclusivamente estetiche e non rappresenta una tappa obbligatoria del percorso di chirurgia di affermazione di genere.

Può essere eseguito dopo almeno sei mesi dalla falloplastica e in alcuni centri, nello stesso tempo chirurgico della vaginectomia e della scrotoplastica.

Descrizione dell’intervento

Esistono diverse tecniche chirurgiche; tra le più utilizzate vi sono la tecnica di Norfolk e le sue varianti.

L’intervento viene eseguito con la persona in posizione supina.

Il chirurgo esegue due incisioni circonferenziali sul neofallo, rimuovendo un anello di cute. La posizione di questo anello rispetto alla base del neofallo varia in base al suo aspetto, generalmente tra i 2/3 e i 4/5 della sua lunghezza.

Per creare la corona del glande, il margine di cute più vicino alla punta viene sollevato e suturato in modo da formare un rilievo simile a quello della corona del glande.

L’area lasciata scoperta dall’asportazione dell’anello di cute viene ricoperta con un innesto cutaneo (graft), cioè un sottile strato di pelle prelevato da un’altra zona del corpo, come la coscia o l’addome, utilizzando uno strumento chiamato dermotomo. Il graft viene poi posizionato e suturato ai margini della ferita.

Al termine dell’intervento vengono applicate medicazioni sia sul neofallo sia nella sede di prelievo del graft. In genere non è necessario posizionare un catetere vescicale.

L’intervento dura circa 30–45 minuti e può essere eseguito anche in anestesia spinale.
Nella maggior parte dei casi viene eseguito in regime di day hospital, per cui la persona può tornare a casa lo stesso giorno con le medicazioni applicate.
È previsto almeno un controllo ambulatoriale per valutare la guarigione sia del neofallo sia della zona da cui è stato prelevato il graft.

Le complicanze durante l’intervento sono molto rare.

Nei giorni successivi possono verificarsi piccoli sanguinamenti o difficoltà nella guarigione delle ferite, generalmente gestibili con terapia medica.

Nel lungo termine, le complicanze più frequenti sono di tipo estetico e legate alla cicatrizzazione, come una definizione non ottimale del glande o piccole irregolarità dell’aspetto.

APPROFONDIMENTI

Cenni di anatomia genitale
Prima e dopo l’intervento
Gestione delle complicanze