LA FALLOPLASTICA CON LEMBO DI COSCIA
La falloplastica con lembo di coscia (o ALT – anterolateral thigh) utilizza un’ampia porzione di cute e tessuto sottocutaneo prelevata dalla regione antero-laterale della coscia, che viene modellata e arrotolata per costruire il neofallo.
Uno dei principali vantaggi di questa tecnica è che il lembo viene trasferito insieme ai suoi vasi sanguigni, che nella maggior parte dei casi non devono essere recisi e ricollegati. Questo contribuisce a mantenere una buona vascolarizzazione del tessuto, anche se il rischio di necrosi risulta comunque superiore rispetto alla tecnica addominale. Un ulteriore vantaggio è che la cicatrice, pur essendo estesa, rimane generalmente nascosta dai vestiti. Le dimensioni del neofallo ottenuto sono adeguate per un eventuale inserimento di protesi peniena. Inoltre, grazie alla connessione dei nervi, è possibile ottenere un certo grado di sensibilità cutanea.
Tra gli svantaggi principali vi sono la maggiore durata e complessità dell’intervento, oltre a un periodo di degenza piuttosto lungo. A questo si aggiunge l’assenza di una uretra all’interno del neofallo, per cui la persona continuerà a urinare dal meato originario in posizione seduta.
Le principali limitazioni all’intervento includono l’obesità, che può rendere il tessuto troppo spesso e difficile da modellare, l’eccessiva magrezza, che può portare a un neofallo poco voluminoso, e la presenza di cicatrici o interventi precedenti sulla coscia che possono aver alterato la vascolarizzazione.
In caso di peluria abbondante, può essere utile valutare un’epilazione definitiva prima dell’intervento. Dopo la falloplastica con lembo di coscia è possibile completare il percorso con interventi successivi, come vaginectomia e scrotoplastica con eventuale incorporazione del clitoride, glanduloplastica e inserimento di protesi peniena e testicolare.
Descrizione dell’intervento
L’intervento viene eseguito con la persona in posizione supina e con gli arti inferiori leggermente divaricati.
In una prima fase, mediante ecografia, vengono individuati i vasi sanguigni che nutrono il lembo. Il chirurgo disegna quindi sulla coscia una porzione di tessuto di forma rettangolare, con dimensioni variabili (circa 13–15 cm di lunghezza e 10–13 cm di larghezza), adattate all’anatomia della persona.
Si procede con l’incisione lungo i margini del disegno e con il sollevamento del lembo, che viene progressivamente separato dai muscoli sottostanti. Durante questa fase vengono identificati e preservati i vasi perforanti dell’arteria circonflessa laterale del femore, le vene associate e i rami del nervo cutaneo laterale della coscia.
Il lembo, mantenuto in continuità con le sue strutture vascolari e nervose, viene trasferito nella regione pubica. Qui vengono individuati i nervi riceventi (come il nervo dorsale del clitoride o il nervo ileoinguinale) e, con tecnica microchirurgica, si eseguono le suture nervose per favorire la futura sensibilità.
Successivamente, il tessuto viene arrotolato su sé stesso e suturato per formare il neofallo. La parte distale viene modellata per costruire la punta del neofallo, mentre la base viene fissata al pube.
La zona della coscia da cui è stato prelevato il lembo viene chiusa avvicinando i margini cutanei.
Al termine dell’intervento vengono generalmente posizionati due drenaggi (uno a livello della coscia e uno nella regione pubica), un catetere vescicale e le medicazioni sulle ferite.
Attenzione
• Se i vasi sanguigni del lembo non sono sufficientemente lunghi, può essere necessario sezionarli e ricollegarli a quelli della regione pubica, aumentando il rischio di complicanze vascolari.
• Se la perdita di tessuto a livello della coscia è estesa, può essere necessario ricorrere a ulteriori interventi per completare la chiusura.
Durata e anestesia
Degenza
La degenza media è di circa 8–10 giorni, salvo complicanze. Durante questo periodo vengono somministrati farmaci per prevenire infezioni e trombosi.
Nei primi giorni è necessario rimanere a letto con le cosce leggermente flesse; la mobilizzazione inizia gradualmente dopo alcuni giorni. I drenaggi vengono rimossi quando la fuoriuscita di liquidi si riduce, mentre il catetere viene generalmente rimosso prima della dimissione.
Durante tutta la degenza viene monitorata regolarmente la vitalità del neofallo.
Controlli post-operatori
Nei primi 1–2 mesi sono previsti controlli ambulatoriali per valutare la guarigione e individuare eventuali complicanze precoci.
Dopo almeno 6 mesi, e in assenza di problemi, è possibile procedere con gli interventi successivi, come vaginectomia, scrotoplastica e incorporazione del clitoride.
Complicanze
Le complicanze intraoperatorie possono includere sanguinamento o danni ai vasi sanguigni del lembo, con possibile formazione di trombi durante il trasferimento.
Nei primi giorni dopo l’intervento possono comparire sanguinamento, ematomi o febbre, generalmente gestibili con terapia medica.
Tra le complicanze più rilevanti vi è la necrosi del neofallo, legata a problemi di vascolarizzazione, che si manifesta di solito nei primi giorni post-operatori.
Nel periodo successivo possono verificarsi soprattutto problemi di guarigione delle ferite, come deiscenze, cicatrici anomale o retrazioni, sia a livello del neofallo sia nella zona della coscia. Può inoltre verificarsi una scarsa sensibilità al tatto.
Per approfondimenti, vedi Gestione delle complicanze
