VAGINECTOMIA E SCROTOPLASTICA DOPO LA FALLOPLASTICA

La chiusura della vagina e la creazione dello scroto vengono eseguite nello stesso intervento, come step successivo alla falloplastica.

A queste procedure può essere associata l’incorporazione del clitoride alla base del neofallo, per ottenere un risultato estetico più naturale, preservando la sensibilità.

Si tratta di interventi generalmente sicuri, con basso rischio di complicanze intraoperatorie e senza controindicazioni particolari.

Se la persona lo desidera, possono essere inserite protesi testicolari nel neoscroto in un secondo intervento, solo a guarigione completata.

Descrizione dell’intervento

L’intervento viene eseguito in posizione ginecologica, con le cosce sollevate e divaricate.

Vaginectomia

Viene iniettata adrenalina diluita sotto la mucosa di tutta la parete vaginale per ridurre sanguinamento e facilitare la dissezione. Successivamente, con un bisturi elettrico, viene coagulata e rimossa la mucosa della parete vaginale. La chiusura viene eseguita suturando la parete anteriore con quella posteriore, procedendo dalla porzione più profonda fino all’introito vaginale.

Scrotoplastica

Il neoscroto viene creato utilizzando le grandi labbra, mantenendo il loro grasso sottocutaneo per ottenere il giusto volume. Esistono diverse tecniche, dalla semplice unione lungo la linea mediana fino all’isolamento di lembi di cute e grasso configurati in modi differenti. La scelta dipende principalmente dalla quantità di tessuto disponibile, ma in ogni caso si cerca sempre di preservare una buona vascolarizzazione.

Incorporazione del clitoride

Durante questo intervento, il clitoride, che non viene toccato durante la falloplastica, viene isolato dalla cute che lo riveste, preservandone vasi sanguigni e nervi. Viene quindi spostato nella base del neofallo tramite una piccola incisione anteriore, per ottenere sia un aspetto estetico più naturale sia una base sensibile che può dare piacere durante la stimolazione.

Al termine dell’intervento vengono posizionati:
• un catetere vescicale per la prima espulsione di urina
• un drenaggio per eliminare liquidi in eccesso
• medicazioni sulle ferite

La durata dell’intervento è di circa 1,5–2 ore e può essere eseguito in anestesia spinale o generale.

La permanenza in ospedale dura in media 2–3 giorni, se non ci sono complicanze. Durante questo periodo vengono somministrati farmaci per prevenire infezioni e trombosi e la persona inizia gradualmente a muoversi. Il catetere vescicale e il drenaggio vengono rimossi durante la degenza.

Nelle settimane successive sono previsti 2–3 controlli ambulatoriali per monitorare la guarigione e verificare l’assenza di complicanze precoci.

Le complicanze durante l’intervento sono rare, ma possono includere sanguinamento o lesioni accidentali alle vie urinarie o al retto.

Nei primi giorni dopo l’intervento possono comparire: sanguinamento, ematomi, febbre o difficoltà nella guarigione delle ferite, generalmente gestibili con terapia conservativa.

Nel periodo successivo, le complicanze possono essere:

Complicanze vaginali: riapertura della vagina, accumulo di liquidi al suo interno o fuoriuscita di liquidi dall’introito vaginale. Molto raramente possono formarsi fistole vagino-rettali, di solito a seguito di lesioni del retto durante l’intervento.
Inestetismi del neoscroto: possibili asimmetrie, volume ridotto o eccessivo, o alterazioni nella cicatrizzazione.
Perdita di sensibilità del clitoride

Per approfondimenti, vedi Gestione delle complicanze

APPROFONDIMENTI

Cenni di anatomia genitale
Prima e dopo l’intervento
Gestione delle complicanze